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Erri De Luca agli studenti della D’Annunzio:«I flussi migratori non invadono, irrorano»

Ieri pomeriggio, l’università D’Annunzio ha ospitato il celeberrimo scrittore Erri De Luca per un incontro su immigrazione e integrazione. L’evento, organizzato dall’Ateneo “G. D’Annunzio” in collaborazione con il dipartimento di Architettura e dall’Esap, associazione degli studenti del Dipartimento di Ingegneria, si è tenuto nell’Aula Magna “Federico Caffè”, strabordante di studenti, professori, scrittori emergenti e semplici curiosi. Temi centrali dell’incontro, il fenomeno dell’immigrazione proveniente dal Nord Africa e l’ospitalità, argomento incandescente che ha scaldato non poco gli animi dei presenti.Dopo l’introduzione del prof. Alberto Clemente, il quale ha spiegato il reale significato dei termini “Hospes” (ospite) e “Hostis”( straniero e non nemico), la parola è passata allo scrittore napoletano.

Secondo De Luca, quelle che le pubbliche autorità definiscono «ondate migratorie, suggerendo in convinta malafede l’effetto difensivo», non sono altro che «flussi. Non invadono: irrorano». Partendo da un aneddoto di Edmondo De Amicis riguardante un viaggio con un transatlantico che trasportava 1700 immigrati italiani, lo scrittore ha colto l’occasione per fare un confronto tra le condizioni in cui gli immigrati viaggiavano in passato, rispetto al momento attuale: «Avevano un biglietto di andata, un posto letto, un’alimentazione regolare, dei servizi igienici, quando sbarcavano non venivano rinchiusi ma venivano lasciati entrare e ognuno era libero di trovare la propria strada dentro quella nuova terra. Coloro che viaggiano adesso non lo sognano nemmeno un simile trattamento. Le condizioni in cui  viaggiano le persone che si imbarcano dall’Africa sono peggio di quelle della tratta degli schiavi. Oggi il corpo umano viene considerato una merce, può essere buttato a mare, ed è diventato più redditizio del vendere droga. Anzi, in questo caso la “merce” viene pagata pure prima e non serve nemmeno che venga consegnata. Credo che oggi ci siano le peggiori condizioni di trasporto umano di tutti i tempi. Queste storie non somigliano per nulla a quelle della nostra immigrazione».

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De Luca ha inoltre posto l’accento sulla concezione del termine emigrato, che sicuramente rimembra tragedie in mare ma in realtà tutto è cominciato con  «Abramo, che è stato il primo emigrato della storia, padre delle religioni monoteiste. Egli fu ospite presso numerose terre, viaggiava e veniva accolto ovunque, nel mondo di allora. Non approfittava della loro ospitalità, faceva prosperare il luogo in cui si trovava, aveva un atteggiamento accogliente».

L’esempio di Abramo è una metafora per osservare che se lui stesso è stato un “emigrato”, la multiculturalità non dovrebbe essere motivo di divisione, bensì di aggregazione. «L’Italia è il braccio teso del Mediterraneo, nel quale sono sbarcate numerose culture. Il fatto che oggi ci troviamo di fronte al verificarsi di viaggi impossibili compiuti da queste persone, ci lascia senza fiato. Allora cos’è l’accoglienza? E’ un sorriso di pronto soccorso».