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Viaggio nell’artigianato abruzzese

Secondo le ultime scoperte archeologiche in nostro possesso, la presenza umana nella regione Abruzzo risale alla preistoria, più precisamente all’età del Neolitico, questo significa che la tradizione artigianale abruzzese ha origine oltre 3.000 anni prima di Cristo, a partire dalla realizzazione dei primi rudimentali utensili per la caccia e per l’agricoltura.

In questo notevole arco di tempo l’artigianato abruzzese ha avuto modo di perfezionare tecniche e affinità elettive con le materie prime più facili da reperire sul territorio, come la pietra bianca carbonatica per esempio, raggiungendo livelli di maestria tali da ottenere riconoscimenti a livello internazionale.

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Nonostante rappresenti soltanto una piccola percentuale nel panorama complessivo dell’artigianato italiano, quello abruzzese fa sentire comunque la sua presenza e continua ad alimentare una tradizione che non risente affatto del progresso tecnologico, ma che proprio grazie a internet, a siti come espertoutensili.com e ai forum tematici del settore secondario, riesce a richiamare l’attenzione dei giovani sul mondo dell’artigianato locale. Proseguiamo con ordine, però, in questo breve ma intenso viaggio alla scoperta dell’artigianato abruzzese.

 

Pietra, ferro, rame, oro e argento

Le montagne del Parco Nazionale della Maiella sono oggetto di studi da oltre un secolo e mezzo ormai, sia da parte di scienziati italiani sia stranieri, la ragione di questo interesse sta nella peculiarità geologica dell’area, che è una delle poche località al mondo dove è possibile osservare una piattaforma carbonatica in affioramento nella sua completezza.

Di conseguenza la caratteristica pietra bianca della Maiella non poteva non essere oggetto di attenzione anche da parte degli scultori e degli artigiani specializzati nella lavorazione della pietra, sia per scopi artistici sia per le costruzioni, e a testimoniarlo ci sono le numerose chiese e castelli abruzzesi realizzati con questa particolare pietra. Ancora oggi la lavorazione artigianale di questa pietra sopravvive presso i comuni di Pacentro, Guardiagrele, Lettomanoppello e Pennapiedimonte, nonché nell’area dei monti della Laga.

Per quanto riguarda l’oro e l’argento, la loro lavorazione raggiunge il culmine soprattutto durante il periodo rinascimentale, basta infatti dare un’occhiata alle splendide creazioni dell’orafo Nicola da Guardiagrele per avere un’idea del grado di maestria raggiunto già in quell’epoca nel campo della lavorazione dei metalli preziosi.

Gli artigiani impegnati nella lavorazione del ferro battuto in forma artistica non sono da meno; la lavorazione del rame, invece, sta conoscendo un momento di crisi a causa della concorrenza dei moderni metodi di lavorazione industriale. Sempre nel Comune di Guardiagrele, però, sopravvivono alcune botteghe di ramai che, nel corso degli anni, hanno addirittura sviluppato un gergo del mestiere esclusivo del luogo.

 

Le ceramiche e le maioliche

Le ceramiche abruzzesi sono note a livello nazionale, ma non tutti sanno che la loro fama ha superato ampiamente i confini del nostro Paese. Non si può parlare delle ceramiche abruzzesi senza nominare il piccolo borgo di Castelli, in provincia di Teramo, dove la lavorazione della ceramica era praticata già in epoca pre-romana. Ma è a partire dal XVI che il borgo di Castelli diventa famoso e lega indissolubilmente il suo nome alla produzione delle ceramiche artistiche, e delle maioliche in particolare.

I ceramisti di Castelli sono maestri oggi così come in passato, e sono famosi per realizzare ogni sorta di oggetti: brocche, orci, piatti, borracce, servizi di tavola, mattonelle e perfino stemmi gentilizi, tutti arricchiti da decorazioni, a volte semplici e stilizzate come i classici “fioracci”, altre invece complesse, come nelle maioliche finemente istoriate.

Le botteghe che hanno avuto maggiore risalto durante il Seicento e il Settecento sono quelle della famiglia Grue e della famiglia Gentili, quest’ultima attiva anche nel Comune di Loreto Aprutino, ma bisogna citare anche i Fuina e i Cappelletti. Esempi delle loro opere si possono ammirare non soltanto nel Museo delle Ceramiche di Castelli, ma anche in quello di Rapino, in provincia di Chieti, nella Pinacoteca Barbella di Chieti, nel Museo Nazionale d’Abruzzo dell’Aquila, nel Museo Capitolare di Atri, nella Galleria Acerbo del Comune di Loreto Aprutino e nella Fondazione Paparella Treccia di Pescara.

Come accennato in precedenza, inoltre, i manufatti ceramici di Castelli sono famosi anche all’estero e sono esposti al British Museum, al Louvre, al Metropolitan di New York e all’Ermitage di San Pietroburgo, in Russia.

L’importanza dell’artigianato artistico ceramico abruzzese è tale che a partire dal 1906 l’arte della maiolica di Castelli è diventata materia d’insegnamento in numerosi licei artistici della regione; inoltre l’area di produzione delle ceramiche si è notevolmente estesa. Se durante il medioevo e il rinascimento interessava solo gli storici poli di Castelli, Loreto Aprutino e Lanciano, infatti, a partire dalla seconda metà del Settecento si è diffusa anche presso i Comuni di Palena, Rapino, Sulmona, Chieti, L’Aquila e Anversa degli Abruzzi.