Ultimo aggiornamento giovedì 21 Nov 2019 13:04
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Tumore al seno, convegno nazionale il 19 febbraio

Un convegno nazionale sul tumore al seno è quello che si terrà all’auditorium Petruzzi in via delle Caserme a Pescara venerdì 19 febbraio dalle ore 8:30 alle 17:30. A organizzare il convegno, dal titolo “La neoplasia della mammella nel 2016” è Carlo Garufi, direttore dell’unità operativa complessa di Oncologia medica dell’ospedale di Pescara.

L’evento richiamerà a Pescara nomi eccellenti tra cui Paolo Veronesi, direttore di Senologia chirurgica all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano, Ettore Cianchetti, direttore dell’“Eusoma Breast Center” di Ortona, insieme a Francesco Cognetti, direttore dell’Oncologia medica A dell’Istituto “Regina Elena” di Roma, e Paolo Marchetti, professore di Oncologia medica all’università La Sapienza di Roma.

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Carlo_Garufi

«Dal tumore alla mammella si può e si deve guarire», dice Garufi arrivato a Pescara lo scorso mese di luglio, dopo venti anni di servizio nel centro di eccellenza “Istituto Nazionale Tumori Regina Elena” di Roma, «e soprattutto non occorre sempre “migrare” fuori regione per sottoporsi alle cure, quando in Abruzzo abbiamo centri di eccellenza specializzati nella cura di questa patologia. L’Ospedale di Pescara mira a diventare un nuovo centro di riferimento per l’oncologia nella Regione Abruzzo, anche per il tumore alla mammella. E per farlo occorre mettere al centro del nostro lavoro il paziente con le sue esigenze».

Negli ultimi quattro mesi del 2015, il numero di visite per pazienti che hanno scelto l’ospedale di Pescara per le cure oncologiche è cresciuto sensibilmente, passando dalle 1.500 del 2014, alle 1.800 del 2015. Aumentate anche le prescrizioni di chemioterapia, che ora sfiorano quota 3.500, mentre prima erano ferme a 2.600.
Dal tumore alla mammella si può guarire. Ogni anno in Italia si registrano 40mila nuovi casi, più di 1.000 solo in Abruzzo, ma oggi le possibilità di guarigione sono oltre l’80 per cento. Il convegno pescarese punta dunque a sensibilizzare la cittadinanza, creando fiducia nella struttura ospedaliera e restituendo concrete possibilità di affrontare la malattia con esito positivo.