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Una poesia di speranza per Pescara in questo momento difficile: ecco “La Mia Città” di Stefano

Una poesia di speranza per Pescara in questo momento difficile per la città (e per tutta Italia in generale).
Questo quanto realizzato da un nostro lettore, Stefano Finocchio, il quale ha tradotto in versi il suo pensiero sulla situazione che sta vivendo la sua città, attualmente “deserta” (per i provvedimenti per contrastare la diffusione del Coronavirus), ma con un occhio già rivolto verso il futuro.
Un grido di speranza, “Torneremo”, affinché alla fine di questo periodo tutto ritorni come prima, e la città torni a essere la “Pescara” che tutti conoscono, con tutti i suoi pregi e anche i suoi “difetti”, e con un auspicio anche a livello sportivo e calcistico.

Ecco la poesia di Stefano:

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La mia città.

Cara Pescara,

in questi giorni sei sola e spenta,
mai ti avevo visto cosí.
Negozi e bar chiusi,
Piazza Salotto deserta,
quanto é triste immaginarti così.

Il Delfino non scende in campo,
lo stadio é vuoto,
e il biancazzurro nel ciel (non) sventolera’.

Non sei più affollata,
non sei più viva,
non sei più tu.
Sono sicuro che
stai riposando dolcemente,
in attesa della tua gente.
Perché torneremo a scoprirti,
torneremo al mare, allo stadio e nei bar.
Torneremo a gustarci un gelato a Caprice,
un aperitivo a Berardo,
una pizzetta a Trieste.
Torneranno i bambini a giocare nei parchi,
gli anziani sulle panchine,
gli innamorati sul ponte del mare.
Torneremo a divertirci a Corso Manthoné
e a darci appuntamento alle Merci.
Torneremo ad incazzarci per i parcheggi,
per le strade chiuse.
Torneremo a fare le “vasche” su corso Umberto.
Torneremo, cara Pescara,
a sentirti ancora più nostra di quanto non lo sei mai stata.
Non mollare.
Attendi con pazienza il ritorno della tua gente.
Magari, chi lo sa, torneremo anche in serie A.

Stefano F.