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Folgore Sambuceto, Lancioni e Centofanti: allenatori a confronto

Due generazioni e due modi di vedere il calcio a confronto: analogie e differenze tra l’esperto Lancioni, allenatore degli Allievi viola, e il giovane Centofanti, mister dei Giovanissimi a Sambuceto

Antonio Lancioni e Daniele Centofanti: il primo ha già un’eccellente carriera da giocatore prima e da allenatore poi alle spalle, mentre l’altro, giovanissimo, ha da qualche anno appeso gli scarpini al chiodo per dedicarsi alla sua passione di sempre, ossia quella di allenare.
Oltre al fatto di aver vissuto il campo direttamente prima di accomodarsi in panchina, entrambi hanno in comune, oltre alla società attuale di appartenenza (la Folgore Sambuceto), il credo tattico a cui si ispirano, vale a dire il 4-3-3.

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Lancioni, attuale responsabile tecnico nonché allenatore della categoria Allievi dei viola, da giocatore ricopriva il ruolo classico del “numero 4”, ossia quello del mediano, e tra le esperienze più significative della carriera da giocatore ricorda: «L’anno trascorso col Genoa, nel 1966, condito da due presenze in B, oltre ad aver fatto parte della Nazionale C»; passando invece alle emozioni della panchina, l’esperienza più bella è stata «quella in Eccellenza a Guardiagrele: abbiamo subito una sola sconfitta nell’intero girone di ritorno».
Per il mister dei Giovanissimi, Centofanti, ex centrocampista, le emozioni più grandi vissute sul rettangolo di gioco sono state: «La vittoria in campionato in Eccellenza col Cologna Paese e la promozione col Mosciano, ma anche la bella esperienza al Penne, dove ho trascorso gli ultimi tre anni da giocatore». Come allenatore, invece: «ricordo con molto piacere la Pescara Calcio, quando sono stato collaboratore di Marcello Rosato».

Lancioni, che ha il cuore granata del Torino, da giocatore aveva come idolo un mediano d’eccezione come Trapattoni, mentre come allenatore stima il ct della Nazionale, Conte; Centofanti invece divide la sua fede calcistica tra Pescara e Napoli, e dopo aver ammirato le magie in campo di Roberto Baggio, vede in Guardiola il miglior allenatore attualmente in circolazione, anche se in Italia nutre molta stima per i tecnici “propositivi” come Montella.

Senza esitazione sono le risposte di entrambi i tecnici sul primo aspetto che curano nei loro ragazzi e su ciò che cercano di insegnare loro: «La serietà è sicuramente il primo pilastro da cui parto, affiancato dal rispetto, che nelle generazioni di oggi è molto difficile da inculcare; poi avere elementi validi è sempre positivo. La cosa più importante per me – prosegue il direttore tecnico del Settore Giovanile viola – è il lavoro di gruppo e lo stare insieme a livello sociale. La tecnica dei ragazzi viene dopo, e il compito del mister è quello di trovare i ruoli “giusti” per ogni ragazzo».

Anche per l’allenatore dei Giovanissimi l’aspetto tecnico passa in secondo piano in confronto al «rispetto delle regole, che viene prima di tutto: lealtà ed educazione sono la base. Per quanto concerne i miei insegnamenti, cerco di far sviluppare nei miei ragazzi un ragionamento autonomo: in pratica cerco di unire l’aspetto prettamente tecnico e meccanico al ragionamento, ossia al pensare con la propria testa quando si è in campo».

Alcune differenze nel credo dei due tecnici emergono dalla loro predilezione per la fase offensiva oppure difensiva. Lancioni, infatti, dichiara: «Parto da quella difensiva: una volta fatta una cosa buona dietro, diventa di conseguenza più facile anche in avanti». Centofanti, invece, svela: «Ho un’idea del calcio propositiva, quindi curo molto la fase del possesso. Tenere la palla il più possibile durante la partita è uno dei miei obiettivi».

Entrambi hanno un modo del tutto personale di caricare i loro rispettivi ragazzi prima della partita.
Il mister degli Allievi punta infatti su: «Comportamento in campo e lealtà, ma voglio anche che i miei giocatori abbiano carattere sul rettangolo di gioco».
Il “motto” dell’allenatore dei Giovanissimi prima del fischio d’inizio è invece: «Non abbiate paura di rischiare, e provate sempre a giocare la palla».

Apparentemente simili, ma diverse nella sostanza, e che mostrano anche due scuole di pensiero sul calcio differenti, sono invece le parole dei due tecnici in riferimento a un’eventuale sconfitta: «La mia prima reazione dopo una sconfitta è quella di non fare appunti ai miei ragazzi, proprio perché in quel momento sono molto presi da quanto avvenuto. In generale, però, ricordo che ai miei tempi ci si metteva addirittura a piangere dopo aver perso; ora le sconfitte fanno meno male ai ragazzi».
«Dipende dal tipo di sconfitta che arriva – esordisce Centofanti – anche se il risultato in senso stretto, a questa età non è un elemento determinante».

Proprio in riferimento ai cambiamenti che sono avvenuti nel calcio nel corso degli anni, ecco le parole di Lancioni e Centofanti, esponenti di due epoche diverse del calcio: «Il calcio è diventato più veloce oggi, e si cerca sempre più di trovare la tecnica nei ragazzi. Purtroppo in Italia lo si sta dimenticando, e perfino i settori giovanili in generale non sono più come una volta», è il pensiero del mister degli Allievi, seguito da quello del suo omologo nei Giovanissimi: «Il calcio di adesso unisce a una componente fisica importante un grande aspetto tecnico. Oggi si può dire che il calcio sia molto più tecnico rispetto al passato, e un esempio in tal senso è anche l’evoluzione del ruolo classico del centravanti, l’uomo “fisico” per eccellenza in attacco, che oggi viene messo in discussione».

L’ultima domanda è infine relativa al ruolo dell’allenatore con particolare riferimento alla fascia d’età giovanissima con la quale entrambi i tecnici hanno a che fare a Sambuceto: «Il ruolo dell’allenatore conta all’80%, in particolare come “maestro di vita” per i ragazzi. Il mister – conclude Lancioni – deve avere delle doti tecniche e umane da mostrare ai propri allievi».
Per Centofanti: «Conta tantissimo l’allenatore, perché deve insegnare come si fa sport a questa età. Per questo è altrettanto importante avere a disposizione un gruppo di ragazzi con grandi motivazioni, disponibilità e voglia di imparare».


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