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Premio Penne Festival delle Arti: cerimonia 8 agosto 2020

Premio Penne Festival delle Arti: cerimonia 8 agosto 2020.
Sabato 8 agosto, alle ore 18, si terrà la cerimonia di premiazione nella città vestina in provincia di Pescara. 

L’appuntamento si terrà nel chiostro di San Domenico. 
Questa la composizione della giuria:

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Donatella Di Pietrantonio, Presidente Onorario
Vittorina Castellano, Presidente
Antimo Amore, Daniela D’Alimonte, Angela Pizzi, Silvia Ciampoli, Marco Calvise.

Per quanto riguarda la sezione “Narrativa editi” del Premio Penne Festival delle Arti, spicca il terzo posto raggiunto dall’autrice abruzzese Valeria Masciantonio, con il suo Donne di Gesso (Edizioni Ensemble).
Queste alcune informazioni sul libro (primo romanzo) dell’autrice nata a Gissi, giornalista pubblicista, e che ha pubblicato la biografia “Remo Gaspari, storia di un italiano” (2009):

Donne di gesso, ambientato nell’entroterra abruzzese, racconta le vicissitudini di tre generazioni di donne, dai primi del Novecento alla fine degli anni Settanta, in bilico fra la durezza dell’esistenza e forze misteriose che sembrano giocare con i destini delle protagoniste.

Il libro

A Gesso, nell’entroterra abruzzese, gli abitanti del buio si chiamano Quelli della buona sera. Entrano nelle case attraverso le porte chiuse, accendono fuochi nelle aie, rovinano i raccolti, sottraggono i bambini appena nati dalle culle. A sedici anni Carmina è già una donna, accudisce i fratelli, dà una mano agli uomini nei campi, e sa che deve tenersi lontana da Quelli della buona sera. Dell’amore ha un vago presentimento, ma non ne ha mai sentito parlare, e manco se l’aspetta più, da quando ha deciso che l’uomo che le avevano detto di prendersi non faceva per lei. Da allora, quando la sera va a prendere l’acqua, i suoi compaesani chiudono le porte mentre passa; come se fosse una strega pure lei. Ma il tempo, anche quello immobile della campagna, può essere così lungo da seppellire le chiacchiere; e il tempo di Carmina è destinato a contare tante stagioni, quelle del riposo e quelle della fatica, quelle della guerra e quelle del ritorno a casa, dai primi del Novecento agli anni Settanta. Il peso di un secolo non schiaccia il piccolo paese di campagna: lo sferza come il vento e diventa presto memoria triste di vecchi; Carmina ci troverà dentro il tempo per l’amore, fragile come le cave di gesso abbandonate che danno il nome al paese, scarno, ma autentico, e il tempo per figlie e nipoti, tutte donne. Carmina e le donne di famiglia diventeranno la roccia contro la quale la superstizione e la miseria si frantumano.