Ultimo aggiornamento domenica 05 Lug 2020 09:54
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Sequestrate 21mila mascherine tra Pescara e provincia: 3 persone denunciate

21mila mascherine sequestrate e 3 persone denunciate: questo il bilancio complessivo di un’attività di controllo svolta dalla guardia di finanza a Pescara e in provincia.
Tre distinte attività investigative svolte dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria avrebbero permesso di sequestrare 21mila mascherine protettive, riportanti, secondo quanto riferito dalla guardia di finanza “indebitamente il marchio “CE”.

Le indagini delle fiamme gialle avrebbero coinvolto figure operanti nel territorio della provincia di Pescara.
Secondo quanto riferito dalla guardia di finanza le mascherine avrebbero recato la marcatura “CE” in maniera “indebita”.

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Le fiamme gialle hanno pertanto sequestrato complessivamente 21mila articoli e denunciato 3 persone per frode in commercio, reato che prevede la reclusione fino a due anni.
Quanto appena descritto rappresenta l’ennesimo risultato raggiunto dalla guardia di finanza pescarese, impegnata sin dall’inizio dell’emergenza anche in tale ambito con controlli ad aziende ed esercizi commerciali rientranti tra le categorie la cui attività è sospesa dai provvedimenti governativi, oltre che con i controlli sui movimenti delle persone fisiche. Questo, a tal proposito, il bilancio complessivo delle attività svolte fino a questo momento:

  • sequestrati oltre 28mila prodotti tra mascherine, guanti e gel igienizzanti per i reati di speculazione sui prezzi o per frode in commercio,
  • 7 attività economiche sanzionate (su 103 controllate) che continuavano ad operare nonostante le sospensioni imposte
  • verbalizzati 99 soggetti (su 1890 controllati) per aver violato invece le prescrizioni sulle limitazioni di movimenti delle persone fisiche.

Riceviamo e pubblichiamo di seguito le precisazioni inviateci dal legale rappresentante di una delle aziende coinvolte:

La notizia “si riferisce a un sequestro di mascherine effettuato in settimana nei nostri locali dalla Guardia di Finanza, in relazione al quale vi è attualmente una indagine in corso (con tanto di segreto istruttorio) che, ne siamo certi, acclarerà la totale liceità della nostra condotta e l’insussistenza di qualsivoglia ipotesi di reato”.

La notizia “riporta informazioni in parte non corrispondenti al vero e in parte fuorvianti che, oltre a risultare gravemente lesive della nostra immagine, rischiano di arrecarci un enorme e irreparabile danno commerciale, anche in considerazione del fatto che il modello di mascherina oggetto del provvisorio sequestro resta tuttora lecitamente prodotto e distribuito pur senza marchio CE.
… si fa riferimento anche ad altro materiale e ad altre mascherine che nulla hanno a che vedere con le mascherine da noi distribuite, che sono esclusivamente quelle in poliuretano.

… 2) L’articolo inoltre fa riferimento ad un importatore, quando in realtà le mascherine sono prodotte in territorio italiano, fra Pescara e Montesilvano, realizzato con materiale certificato prodotto in Italia (anche la certificazione di qualità del materiale è stata esibita in sede di controlli), e distribuite sempre in Italia.
Trattasi di un prodotto la cui commercializzazione, come accennato, sta consentendo la sopravvivenza, in questo tragico momento storico, di numerose imprese del territorio abruzzese e tale sopravvivenza rischia di essere seriamente compromessa dalla diffusione di informazioni errate e screditanti.

3) In terzo luogo, va detto che nessuna condotta ingannevole è stata messa in atto e l’articolo contestato riporta una affermazione fuorviante laddove sostiene che le mascherine “erano prive della prevista certificazione, non essendo mai stata conseguita dal produttore e dall’importatore… traendo, in tal modo, in inganno gli ignari consumatori, convinti di acquistare veri e propri dispositivi di protezione individuale efficaci, nonché recanti la marcatura “CE”, mentre in realtà compravano dei semplici “copri bocca””.

Sul punto, ribadito che non esistono importatori del prodotto, è doveroso precisare che:

a- la disciplina europea che consente l’apposizione del marchio CE non prevede il conseguimento di una “prevista certificazione”, ma solo l’adempimento di una serie di procedure, anche di carattere tecnico, che nella fattispecie sono state effettuate e documentate dal produttore alla Guardia di Finanza, la quale al momento le sta esaminando e con ogni probabilità ne confermerà la validità;

b- nessun consumatore è stato tratto in inganno, atteso che il prodotto continua ad essere venduto lecitamente pur senza il marchio CE, ai sensi dell’art. 16 del D.L. 17 marzo 2020, n.18 (“Decreto Cura Italia”) e la sua efficacia non è in contestazione.