Ultimo aggiornamento mercoledì 17 Lug 2019 13:59
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Casa d’appuntamenti scoperta a Pescara: donna indagata

Casa d’appuntamenti scoperta a Pescara dalla polizia, con una donna indagata.
La scoperta è stata fatta in un appartamento preso in affitto nella zona di Portanuova in viale Vittoria Colonna (strada parallela a via Conte di Ruvo e via Italica, che unisce viale Marconi a viale d’Annunzio e via Orazio), sequestrato dagli agenti della Squadra Mobile della polizia in base all’apposito decreto del Gip di Pescara.

Nella vicenda risulta indagata una 38enne originaria dell’America Centrale ma con cittadinanza italiana.
Stando a quanto emerso nel corso delle indagini, la donna avrebbe adibito l’appartamento sequestrato a casa di prostituzione.

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La donna indagata, stando a quanto sostenuto, avrebbe favorito e sfruttato il meretricio altrui, mettendo a disposizione l’appartamento affittato e percependo somme di denaro come “rimborso spese”.
La 38enne, pur abitando in un altro appartamento non distante, avrebbe preso in affitto l’abitazione in viale Colonna nella scorsa estate, ufficialmente per ospitare alcuni suoi familiari provenienti dal suo paese d’origine.

Gli agenti avrebbero però appurato come nell’appartamento, in realtà, si esercitasse attività di prostituzione.
Durante una serie di controlli effettuati da Volante e Squadra Mobile, gli agenti avrebbero identificato la presenza, nell’abitazione, di diverse giovani donne e transessuali, e in un’occasione, a marzo scorso, avrebbero sorpreso un cliente che si accingeva a intrattenersi a pagamento con una delle ragazze.

Le indagini sono partite da una segnalazione effettuata dall’amministratore dello stabile, in seguito alle numerose lamentele dei condomini.
Questi ultimi avrebbero riferito un continuo viavai di uomini dall’appartamento, occupato da ragazze sempre diverse.

Alcuni dei residenti, in alcuni casi, dopo aver udito il campanello di casa, avrebbero aperto l’uscio trovandosi di fronte imbarazzati clienti che avevano sbagliato porta.
Nella stessa indagine gli investigatoti avrebbero rilevato la presenza, pubblicizzati su internet in siti specializzati, dei numeri di telefono nella disponibilità della donna indagata e di alcune ragazze.