Ultimo aggiornamento venerdì 24 Nov 2017 14:44
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Dagli studi internazionali a Bruxelles al ritorno in Abruzzo come Ufficiale dei carabinieri, la storia di Di Tizio

Stefano Di Tizio, 39 anni, e un curriculum di rilievo, è uno di quei pescaresi che ti sorprende. Capitano dei Carabinieri al Comando Legione Carabinieri “Abruzzo e Molise”, dietro la divisa nasconde un percorso eclettico.
Per guardare la galleria di foto basta cliccare sull’immagine in basso:

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Un percorso cominciato da giovanissimo, appena 22enne, quando vince una borsa di studio “Progetto Leonardo” indetta dalla Camera di Commercio Italo-belga di Bruxelles che gli consente di svolgere un tirocinio di 6 mesi nella capitale europea.
Tornato in Italia, si laurea in Giurisprudenza con una tesi in Diritto Internazionale, e decide di ripartire per Bruxelles, la città che gli era rimasta nel cuore e qui ha l’opportunità e la fortuna di vivere diverse significative esperienze lavorative: in studi legali di diritto internazionale e diritto comunitario, al Parlamento Europeo nelle sedi di Bruxelles e di Strasburgo come “assistente parlamentare” di un deputato europeo, realizzando anche collaborazioni con il “Ceru”(Centro Europeo Risorse Umane) come docente di Diritto dell’Unione Europea e Relazioni pubbliche per i militari delle Forze Armate.

La passione per l’Arma dei Carabinieri, nata e alimentata sin dall’infanzia, unita all’amore viscerale per il suo Abruzzo e in particolare per la sua Pescara, lo spinge a tornare in Italia e decidere di costruire qui il suo futuro professionale e personale.
Una scelta che lo premia: nel 2005, vincitore di concorso pubblico, diventa Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri nella sede centrale di Roma e, dopo diversi anni, raggiunge il grado di Capitano, trasferendosi nella sede di Chieti.
In questi anni segue corsi, tiene lezioni, organizza conferenze, afferma e fa conoscere le sue capacità di tessere relazioni, la sua capacità di adattamento in ambienti multietnici e multiculturali, predisposizione all’iniziativa, ambizione, capacità di comunicazione e di comando, vastità di interessi personali, capacità di interazione personale e capacità di gestione di risorse umane.

Lo abbiamo incontrato per conoscere meglio la sua esperienza professionale fuori sede nella “capitale europea”.

Che cosa ha significato per lei intraprendere un’esperienza di vita e professionale così significativa a Bruxelles e soprattutto presso le istituzioni comunitarie?

«Vivere a Bruxelles mi ha dato, da appena 22enne, la possibilità di immergermi in una nuova cultura stimolante e gratificante, in un ambiente attivo e dinamico, lavorare in un ambiente multiculturale e multinazionale come il Parlamento Europeo, che permette di sviluppare avanzate competenze interculturali e interpersonali, imparare una nuova lingua, fare nuove amicizie, allargare la mente sotto tutti i punti di vista. È stata un’esperienza unica che porto ancora dentro di me».

Cosa le mancava di più del suo Paese?

«Da un punto di vista emotivo ci sono stati sicuramente dei momenti difficili, la mancanza dei propri affetti familiari e degli amici, il cibo, il clima, ma hanno lasciato spazio all’entusiasmo e alla voglia di crescere culturalmente e professionalmente, sempre nell’ottica di rientrare un giorno nella mia amata terra, l’Italia, con una maturata e solidificata esperienza».

Cosa l’ha spinta a lasciare Bruxelles, il cuore dell’Europa, e rientrare in Italia per intraprendere la carriera nell’Arma dei Carabinieri?

«Nutrivo, sin dall’infanzia, il desiderio di poter diventare un “Ufficiale” dell’Arma dei Carabinieri, e quando nel 2005 è finalmente uscito il concorso, non ci ho pensato due volte: ho abbandonato l’esperienza professionale al Parlamento Europeo per rientrare in Italia e riprendere subito gli studi, convinto che stessi prendendo la decisione più giusta per il mio futuro. E oggi, devo ammettere, che è stata la scelta giusta: mi sento fiero ed orgoglioso di essere un Capitano dei Carabinieri e di ricoprire questa prestigiosa carica istituzionale all’interno del mio Paese, felicemente sposato e con due meravigliosi bambini, Matteo e Annalia, i miei più grandi amori».

Cosa consiglierebbe ai giovani che vogliono provare esperienze lavorative o di studio all’estero?

«Consiglierei a tutti di fare esperienze all’estero perché è sicuramente un’occasione di crescita profonda, un modo per migliorare le proprie conoscenze linguistiche, arricchire il proprio curriculum e la propria professionalità, ampliare i propri orizzonti, sviluppare alcune capacità importanti quali l’adattamento in ambienti multiculturali, l’autonomia e l’intraprendenza. Inoltre, una volta rientrati nel vostro Paese, avrete la possibilità di mettere a frutto le conoscenze acquisite, aumentando il vostro background personale, la vostra competitività e le vostre competenze per far fronte all’attuale mercato del lavoro, sempre in continua evoluzione».