Ultimo aggiornamento giovedì 17 Ago 2017 17:38
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New slot, il governo a un passo dal taglio. Cosa cambia nel settore del gambling

Una violenta scossa si prepara a colpire l’Italia del gioco d’azzardo. Dopo anni di leggi mirate al controllo più che alla limitazione delle scommesse, lo Stato sembra intenzionato a contenere la raccolta nazionale, che nel 2016 era arrivata a 95 miliardi di euro. A farne le spese è il settore delle new slot, che vedrà il suo comparto ridotto in maniera drastica.

Il prossimo decreto infatti dovrebbe colpire le nuove macchinette, con l’obiettivo di limitare l’emorragia di denaro dagli italiani alle casse dell’industria gambling. In media ogni cittadino ha speso più di 330€ in scommesse nel 2016, ma i casi preoccupanti sono costituiti dai giocatori incalliti, circa 800.000 secondo stime approssimative. Proprio pensando a loro si sta muovendo il ministero, che entro il 31 luglio dovrebbe approvare la nuova legislazione. Il numero di new slot verrà ridotto da 400.000 a 345.000 entro la fine del 2017, circa il 14% in meno. Una seconda spuntata sarà attuata per la fine di aprile 2018, quando soltanto 265.000 apparecchi potranno rimanere all’interno della penisola. Un’ulteriore riduzione del 24%, per arrivare a circa un terzo del valore iniziale. Un duro colpo alla ludopatia e alla dipendenza patologica, questo è certo, ma anche a chi con il gioco d’azzardo porta a casa uno stipendio.

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Impossibile infatti non chiedersi i risultati di una simile manovra nel mondo del lavoro. Ad oggi l’industria del gambling è una delle più produttive nell’entertainment, sia in Italia sia all’estero. Le slot machine hanno registrato una raccolta complessiva di circa 50 miliardi di euro, contando tutti i tipi di macchinette (comprese quindi new slot, VLT e AWP). Di questi solo una decina sono stati di incasso effettivo per le aziende, perché 40 sono ritornate ai giocatori sotto forma di vincita. L’erario ha ricevuto la metà degli introiti, lasciando comunque un utile di circa 5 miliardi ai gestori. Il sistema ha permesso di generare e mantenere 120.000 posti lavoro, tra dipendenti nei mini-casinò e addetti al servizio clienti. Gli effetti di un taglio così drastico potrebbero essere devastanti.

Il taglio di un terzo degli apparecchi non può che tradursi in una minore spesa da parte dei giocatori. Non in tutte le zone dell’Italia, e il rapporto non dovrebbe essere paritario. In altre parole, ridurre di un terzo le new slot non significa diminuire di un terzo gli incassi dei gestori. Di certo però le province più isolate non potranno contare sulle alternative presenti nelle grandi città, e vedranno intaccati i loro affari. La leggera flessione del mercato, dovuta alla pressione fiscale stabilita con la manovrina, è già un dato di fatto nei primi mesi del 2017, con una diminuzione del 5% del volume di gioco nelle new slot. Una piccola crisi che ha portato l’1,5% delle tasse in meno all’erario, per perdite intorno ai 75 milioni di euro.

Tutti questi provvedimenti possono avere due risultati: il rilancio dell’illegalità o l’esplosione definitiva dell’online. Se ci sentiamo di sperare che la prima ipotesi non si verifichi, il boom di internet è già avvenuto, almeno in parte. Le slot machine sono la specialità più praticata online tra i casinò games, e tra i giochi d’azzardo in generale. Il primato si può attribuire a diversi fattori, tra cui la vastità dell’offerta presente su internet, ma anche e soprattutto una minor pressione fiscale. Il payout medio su internet raggiunge il 97%, in assoluto il più alto di qualsiasi gioco. E gli utenti della rete, sempre attenti a novità e metodi più efficaci per divertirsi, se ne stanno accorgendo. Il rischio della manovrina è quindi quello di tagliare tanti posti di lavoro senza di fatto risolvere il problema, che verrebbe spostato sul web. Un luogo più controllato, certo, ma non esente dal fenomeno ludopatia.


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