Ultimo aggiornamento venerdì 24 Nov 2017 14:44
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Via Balilla, mare ripulito con 350 litri di disinfettante Oxystrong

«La vicenda della balneabilità a Pescara è più torbida dell’acqua del nostro litorale e oggi abbiamo due sole certezze: in primo luogo centinaia di bagnanti per almeno 3 giorni terribili, dal 27 al 31 luglio hanno fatto il bagno in un’acqua in cui c’erano 2mila colifecali, ma né il Comune né l’Arta hanno ritenuto necessario e opportuno dirlo, per vietare quei bagni; in secondo luogo, per ripulire in fretta e furia il mare dalla presenza delle feci, l’Aca ha usato 350 litri del famigerato Oxystrong, quel disinfettante contro il quale scesero in campo, a fine anni ’90, associazioni ambientaliste e lo stesso Pd, che presentarono anche denunce in Procura, lo stesso Pd che oggi lo usa, ma non lo dice, nel silenzio delle associazioni».

Questo il nuovo capitolo della vicenda legata alla presenza di batteri fecali nel tratto di spiaggia antistante via Balilla. A parlare è l’ex vice sindaco Berardino Fiorilli, oggi promotore dell’associazione Pescara Mi Piace.

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La questione nasce tutta dalla rottura della condotta fognante di via Raiale avvenuta lo scorso 28 luglio, a seguito della quale sono stati sversati nel mare i liquami, ovvero le feci. Le analisi eseguite dall’Arta il 29 luglio nel tratto di mare antistante la zona di via Balilla hanno dato esiti tragici con la presenza di eneterococchi ed escherichia coli in quantità superiori ai limiti di legge rispettivamente di 3 e 4 volte. In sostanza un acqua del mare dalla quale sarebbe stato meglio tenersi alla larga, visti anche i numerosi casi di gastroenteriti e problemi della pelle registrati nelle ultime settimane. Il caso più grave quello di un bambino di 4 anni con la schiena piena di bolle e pus a causa di una grave forma di impetigine.

Tre giorni dopo l’Arta, l’Agenzia regionale per la tutela ambientale, ha eseguito nuovamente le analisi riscontrando valori praticamente azzerati rispetto a 3 giorni prima. In molti hanno gridato al miracolo, altri non hanno creduto alla veridicità dei rilievi, ma poi l’arcano è stato scoperto: l’Aca, nel tentativo di bloccare la proliferazione dei batteri ha utilizzato 350 litri di un potente disinfettante, l’Oxystrong.

L’Associazione “Pescara–Mi piace” chiede che l’intera vicenda venga posta sotto un ‘commissariamento’ straordinario, attraverso l’individuazione immediata di un organismo sanitario terzo, ugualmente abilitato a eseguire analisi certificate, un’Agenzia per la tutela ambientale extraregionale, che possa ripetere subito i campionamenti per capire qual è la reale situazione del nostro mare, considerando che non è ancora stata ripristinata la condotta di via Raiale. Il Comitato No Rifiuti invece chiedeva l’intervento della magistratura per la presenza dei batteri nel mare attraverso il segretario Alessio Di Pasquale.

Venerdì 7 agosto commissione verità in Comune con Aca, Arta, sindaco Alessandrini e primario del reparto di Infettivologia dell’ospedale per comprendere se ci siano state responsabilità da parte di qualcuno. Nel frattempo è partito il primo esposto presentato dal portavoce di Fratelli d’Italia-An Armando Foschi e un altro sarà presentato dal Movimento 5 Stelle.

AGGIORNAMENTO. Dal Comune fanno sapere che i dati dei reparti dell’ospedale indicano una situazione di assoluta normalità con casi di gastroenteriti e problemi alla pelle in numero inferiore rispetto alla scorsa estate.

Questo il punto di vista di Fiorilli:

«Il dramma è che, tra imbarazzi e contraddizioni di Arta e Comune, è emersa la verità, ossia che il mare, dal 27 al 31 luglio, era inquinato e nessuno si sarebbe dovuto fare il bagno: infatti l’Arta, che ha peccato in tema di trasparenza, ha ammesso di aver usato l’Oxystrong per ripulire le acque, e quindi, se ha usato l’Oxystrong, vuol dire che il mare era inquinato. E la cosa più grave è che sia il Comune che l’Arta non hanno detto alcunché ai cittadini ignari, che hanno continuato a fare i bagni con i bambini al seguito, e anche oggi continuano a non dire nulla su quei tre giorni terribili, quando dovevano essere installati i cartelli di divieto di balneazione, e non è stato fatto. E continuiamo a chiederci perché il Comune, sindaco, vicesindaco, assessore all’Ambiente, abbiano deliberatamente tenuto nascosto alla popolazione un dato di tale gravità, perché hanno persino divulgato un comunicato per rassicurare la cittadinanza sulla qualità delle acque anche dopo la rottura della condotta, un comunicato inutile e non attendibile se il vicesindaco sostiene che, in quel momento, non era neanche in possesso dei risultati delle analisi dell’Arta».

 


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